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    Racconti

    Cappuccetto Rosso. Un racconto punk

    Cappuccetto rosso e il lupo

    Nelle puntate precedenti

    Previously on “Come mai la mia vita scorre così in fretta e io ancora devo completare la casa dei miei Sims?”: fare piccoli passi ma farli, per mettere a tacere la propria ansia da prestazione. Se volete saperne di più, ne ho scritto qui.

    In questo episodio

    L’ultima cosa di cui avevo parlato, buoni propositi a parte, riguardava i racconti. Ora, io non mi posso definire un’esperta di racconti; qualcosa di Poe, qualcosa di Wallace, un paio di Lovecraft seppure, ma non sono il mio genere narrativo preferito.

    Eppure, quando ero al liceo, io stessa ne scrivevo più di quanti ne abbia mai letti. Li scrivevo sui diari altrui, nelle lettere, sulle agende, per poi dimenticarmene e lasciarli lì, a imperitura memoria.

    Se nel frattempo avessi continuato a scrivere, come tanta gente mi consigliava, e fossi diventata un’autrice affermata, adesso ci sarebbero persone con un possibile tesoro tra le mani: un racconto originale firmato da Agnese Iannone. Purtroppo, del senno di poi son piene le fosse; io non ho mai finito (né cominciato) quel libro famoso e di quei racconti ho perso la traccia.

    Ultimamente, però, mia sorella ha ritrovato un’email che riportava una mia breve storia, il remake di Cappuccetto Rosso da una favola di Charles Perrault scritta per il master che, all’epoca, stavo frequentando. Quello del master è stato uno dei periodi più vivi creativamente parlando e, a volte, mi chiedo se io non funzioni meglio da studentessa che da professionista. Ma su questa cosa del dovere che schiaccia di sensi di colpa la fantasia, magari ne parliamo in un altro articolo. O magari no, quando si tratta di me, mi distraggo facilmente.

    Libro di favole aperto su un tavolo

    Cappuccetto Rosso

    Mi chiamano Cappuccetto Rosso.
    Vivo con mia nonna da quando mio padre è agli arresti. Di mia madre non so più niente e comunque non ricordo nulla.
    Se lei fosse rimasta forse la mia vita sarebbe stata diversa, avrei fatto colazione sarei andata a scuola e tutte quelle cose lì che passano in televisione.
    La televisione l’ho rubata, quindi non conosco altra vita che questa, e oggi mi tocca anche lasciarla perché ho ammazzato un uomo e quando ammazzi un uomo in questa vita devi scappare.
    Non è la polizia a preoccuparmi, è il branco che mi fa paura. Quelli della polizia qui li chiamiamo i cacciatori, girano per le strade e controllano le case, ma il più delle volte fanno solo un gran rumore e non beccano mai nessuno.
    Il branco si muove silenzioso, a volte ti imbatti in un membro da solo e pensi sia fatta, di poterne eliminare almeno uno, ma all’improvviso ti sono addosso tutti gli altri. Il branco è famelico.
    Stamattina ho messo su la felpa e tirato il cappuccio sulla testa per coprire i capelli biondi, è un colore che da queste parti attira l’attenzione.
    Sono uscita per cercare da mangiare, la nonna è troppo vecchia per occuparsi di me, ora sono io che mi occupo di entrambe.
    Sono tornata salendo le scale a due a due, veloce perché il branco gira, e l’ho trovato lì, il sadico, a parlare con la nonna.
    Le parlava, il bastardo, le spiegava lentamente e con le lame sottolineava le parole.
    Ho sparato.
    Mia nonna è la mia famiglia, anche se è vecchia ed è un peso ormai, è l’unica che mi intreccia i capelli biondi.
    Ma adesso andiamo, nonna, il buio si allunga sulle strade e sento già il loro fiato sul collo.

    E vissero felici e contenti?

    Non lo so, forse ci sarà un sequel della bionda Cappuccetto Rosso che cammina nell’ombra facendosi scudo per l’anziana nonna. Oppure sarà la volta dell’eroinomane Aurora in La Bella Addormentata nel Chiosco. Nel frattempo ci lasciamo con una frase di Perrault stesso:

    Da questa storia si impara che i bambini, e specialmente le giovanette carine, cortesi e di buona famiglia, fanno molto male a dare ascolto agli sconosciuti; e non è cosa strana se poi il Lupo ottiene la sua cena. Dico Lupo, perché non tutti i lupi sono della stessa sorta; ce n’è un tipo dall’apparenza encomiabile, che non è rumoroso, né odioso, né arrabbiato, ma mite, servizievole e gentile, che segue le giovani ragazze per strada e fino a casa loro. Guai! a chi non sa che questi lupi gentili sono, fra tali creature, le più pericolose!

    Occhio alle creature gentili, controllate che sotto non ci sia un lupo.

    C'è una casa in un bosco, è buio. una ragazza con un mantello rosso sta amminando verso la casa e un lupo la osserva
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